I Paesi che aderiscono alla Joint Italian Arab Chamber of Commerce

Nel corso degli ultimi decenni, i Paesi arabi sono diventati una delle aree di maggior attrazione di investimenti stranieri, ed offrono grandi opportunità anche per le imprese italiane.

Algeria bandiera

Negli ultimi decenni l’Algeria ha perseguito una politica di riforme volta a liberalizzare e modernizzare l’economia, puntando sullo sviluppo delle infrastrutture, delle telecomunicazioni, della ricerca scientifica e dei servizi pubblici. L’economia algerina ha registrato una crescita del PIL reale del 3,6% nel 2024 e del 3,3% nel 2025, trainata principalmente dal settore manifatturiero, dall’agricoltura e dagli investimenti. L’inflazione si è ridotta significativamente, passando dal 4,4% nel 2024 all’1,7% nel 2025, grazie alla stabilizzazione dei prezzi alimentari e al tasso di cambio stabile. Le proiezioni per il 2026 indicano un’accelerazione della crescita attorno al 3,8–4,1%, grazie allentamento delle quote di produzione OPEC+ e al rimbalzo del settore degli idrocarburi. L’economia algerina rimane tuttavia fortemente dipendente dagli idrocarburi, che rappresentano circa il 40% del PIL, il 90% delle esportazioni e un terzo delle entrate pubbliche. Il deficit fiscale si è ampliato (circa il 13–14% del PIL nel 2025) e il debito pubblico si attesta intorno al 48% del PIL, finanziato principalmente attraverso il risparmio petrolifero e il debito interno. Le riserve internazionali coprono circa 16 mesi di importazioni. Il governo ha avviato riforme strutturali per la diversificazione economica, il miglioramento del clima imprenditoriale e l’attrazione degli investimenti esteri — con un graduale ricorso al finanziamento estero introdotto dalla Legge Finanziaria 2025.

 

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Arabia Saudita bandiera

Unico Paese arabo membro del G20, dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC) e dell’OPEC, l’Arabia Saudita è il maggiore produttore ed esportatore di petrolio al mondo e rappresenta la più grande economia dell’area MENA, con un PIL nominale che ha raggiunto 1.275 miliardi di dollari nel 2025. Il PIL reale ha registrato una crescita del 4,5% nel 2025 — una significativa accelerazione rispetto all’1,8% del 2024 — grazie al progressivo allentamento dei tagli OPEC+ e alla robusta espansione del settore non petrolifero, a sua volta sostenuta dal consumo privato. Le proiezioni del FMI indicano una crescita del 3,9% per il 2026. L’inflazione è rimasta su livelli contenuti, attorno al 2%, e il tasso di disoccupazione dei cittadini sauditi è sceso al minimo storico del 7% nel 2024, con una successiva revisione al ribasso dell’obiettivo Vision 2030 al 5%. La partecipazione femminile al mercato del lavoro ha superato il 36%, superando il target originario del 30%. Il fulcro delle trasformazioni in atto è la Vision 2030, il piano di diversificazione economica avviato nel 2016 che ha già prodotto risultati tangibili: il settore non petrolifero ora rappresenta il 56% del PIL. I settori strategici per lo sviluppo futuro comprendono i servizi finanziari, il turismo, il manifatturiero, il petrolchimico e le tecnologie avanzate, inclusa l’intelligenza artificiale. Le riserve nette in valuta estera della Banca Centrale (SAMA) si attestavano a circa 415 miliardi di dollari a fine 2024. Il deficit fiscale si è ampliato al 2,5% del PIL nel 2024 e si prevede che raggiunga il 4,3% nel 2025, con un progressivo consolidamento atteso nel medio termine.

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Bahrein bandiera

Il Regno del Bahrein vanta una delle economie più dinamiche e aperte del Golfo, caratterizzata da significative riforme strutturali nel settore finanziario, del lavoro e degli investimenti, che lo hanno reso un hub commerciale e finanziario competitivo a livello regionale. La crescita del PIL reale si è attestata all’1,9–2,5% nel 2025, con prospettive di accelerazione oltre il 3% nel 2026. L’inflazione è rimasta contenuta, tra l’1% e il 3%. Il settore non petrolifero rappresenta oltre l’80% del PIL — un risultato che riflette il successo della diversificazione avviata dal Bahrein, primo Paese del Golfo ad esplorare questa strada. I settori prioritari rimangono i servizi finanziari (circa il 17% del PIL), il manifatturiero (circa il 15%), le ICT e la logistica. Il Bahrein affronta tuttavia sfide fiscali significative: il deficit di bilancio ha raggiunto l’11% del PIL nel 2024 e il debito pubblico lordo ha superato il 133% del PIL. Il governo è impegnato in un pacchetto pluriennale di consolidamento fiscale che prevede l’introduzione di un’imposta sulle società, la riduzione dei sussidi energetici e trasferimenti sociali mirati. L’impatto della crisi mediorientale del 2026 ha generato ulteriori pressioni sulle prospettive di crescita. Il Paese rimane tuttavia una piazza di riferimento per gli investimenti nel GCC, sostenuta dalla fiducia delle Monarchie del Golfo e da un quadro normativo favorevole alle imprese straniere.

 

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Comore bandiera

L’Unione delle Comore è uno Stato insulare dell’Africa Orientale con un potenziale di sviluppo significativo, particolarmente nei settori del turismo, dell’agricoltura, della pesca e delle infrastrutture, ma esposto a elevata vulnerabilità climatica. Il PIL è modesto e la crescita economica rimane limitata, condizionata da una bilancia dei pagamenti fragile e da capacità istituzionali ancora da rafforzare. Il Paese è fortemente dipendente dalle rimesse della diaspora e dagli aiuti internazionali. Le principali esposizioni al rischio includono i cicloni tropicali e gli eventi climatici estremi: Cyclone Kenneth ha causato danni equivalenti al 14% del PIL nel 2019. Le Comore beneficiano del sostegno del FMI (programma ECF/EFF e RSF) e della Banca Mondiale per rafforzare la gestione macroeconomica e migliorare il clima degli investimenti. I settori con il maggiore potenziale per gli investitori stranieri comprendono il turismo sostenibile, la pesca, l’agricoltura (ylang-ylang, vaniglia, chiodi di garofano), le infrastrutture portuali e le energie rinnovabili. Il quadro giuridico degli investimenti è stato riformato negli anni 2000 per facilitare l’accesso ai capitali esteri e semplificarne il rimpatrio. Negli ultimi anni, la stabilità politica unita al sostegno di alcune istituzioni internazionali, tra le quali l’IMF, ha consentito al Paese di avviare una serie di riforme volte a migliorare l’economia e a generare un clima più favorevole agli investimenti esteri, ancora molto ridotti nel Paese. A tal fine, nel 2007 l’Unione delle Comore ha adottato una nuova legge sugli investimenti, destinata a facilitare l’accesso ai capitali e a creare condizioni migliori per trasferirli all’estero. Tali misure sono poi state implementate a partire dal 2010, in seguito alla creazione di un’agenzia apposita.

 

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Egitto bandiera

L’economia egiziana, seconda dell’Africa per PIL e con una popolazione di oltre 115 milioni di abitanti, sta vivendo una significativa ripresa dopo anni di crisi valutaria e squilibri macroeconomici. Il PIL reale è cresciuto del 4,4% nell’anno fiscale 2024/25 (luglio 2024 – giugno 2025), rispetto al 2,4% dell’anno precedente, sostenuto da un’espansione nei settori manifatturiero, dei trasporti, della finanza e del turismo. L’attività economica ha ulteriormente accelerato al 5,3% nel primo trimestre del 2025/26. Le riserve internazionali nette hanno raggiunto 56,9 miliardi di dollari. Le rimesse e le entrate turistiche si sono dimostrate resilienti, e le esportazioni non petrolifere hanno registrato una crescita robusta. Il FMI ha aumentato le previsioni di crescita per l’esercizio fiscale 2025/26 al 4,5%. Il piano di stabilizzazione macroeconomica sostenuto dal FMI attraverso il programma Extended Fund Facility (EFF) da 8,1 miliardi di dollari — con aggiunta della Resilience and Sustainability Facility (RSF) nel 2025 — ha prodotto risultati tangibili: unificazione e liberalizzazione del regime valutario, disciplina fiscale (avanzo primario del 3,5% del PIL nel 2024/25) e disinflazione progressiva. L’inflazione, pur ancora elevata (sopra il 10% nel 2026), è in calo rispetto ai picchi storici. Il debito pubblico rimane attorno al 90% del PIL e il servizio del debito assorbe una quota significativa della spesa pubblica. Settori chiave per gli investitori includono le energie rinnovabili, la manifattura, le infrastrutture (la Nuova Capitale Amministrativa, la Penisola di Ras Al-Hekma finanziata dagli EAU), il turismo, la tecnologia e i servizi finanziari.

 

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Emirati Arabi Uniti bandiera

Forti della propria posizione geografica, che li pone al crocevia delle principali direttrici est-ovest, e delle abbondanti riserve di combustibili fossili, che ne hanno sostenuto la crescita, gli Emirati Arabi Uniti hanno sviluppato un’economia solida, dinamica ed aperta, capace di attrarre visitatori ed investitori stranieri. Il PIL reale è cresciuto del 6,2% nel 2025, raggiungendo quota 517 miliardi di dollari, trainato dalla robusta espansione del settore non petrolifero (+6,8%). I principali comparti contributori alla crescita sono stati le costruzioni (+11,1%), la finanza e le assicurazioni (+10,4%) e il settore immobiliare (+7,9%). Il commercio rimane il maggiore contributore all’economia con il 17% del PIL, seguito da finanza/assicurazioni (13,2%), costruzioni (12,9%) e manifatturiero (12,8%). La Banca Centrale degli EAU prevede una crescita del PIL del 5,6% nel 2026, sostenuta dalla continua espansione del settore non petrolifero, dal turismo, dai servizi finanziari e dalla crescita demografica. La visione strategica “We the UAE 2031” — lanciata nel 2022 — mira a raddoppiare il PIL da 1.490 miliardi a 3.000 miliardi di dirham entro il 2031, puntando su intelligenza artificiale, digitalizzazione, hub tecnologico, finanza islamica e posizionamento come centro globale per gli investimenti. Le riforme del quadro normativo per gli investimenti esteri (inclusa la possibilità di proprietà al 100% al di fuori delle free zones che hanno in primis fatto da catalizzatore dell’attrazione dei capitali stranieri, contribuendo notevolmente alla diversificazione economica del Paese) hanno aperto ulteriori opportunità. Gli EAU si confermano il primo Paese arabo per IDE in uscita, con un volume che ha raggiunto 1.100 miliardi di dirham (54,2% del PIL) nel 2025.

 

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Gibuti bandiera

L’economia di Gibuti si basa in larga misura sul settore dei servizi, che rappresenta oltre l’80% del PIL; di questa percentuale una componente rilevante è costituita dal commercio e dalla logistica portuale. Situato nel Corno d’Africa, il Paese controlla una delle rotte marittime più trafficate al mondo, che lo rende il principale porto di transito dell’Africa Orientale. Il PIL è cresciuto a ritmi sostenuti negli ultimi anni, supportato dagli investimenti nelle infrastrutture portuali e logistiche, dal corridoio ferroviario verso l’Etiopia (principale partner commerciale) e dalla presenza di basi militari straniere (tra cui quella francese, americana, cinese e giapponese). Le prospettive di crescita rimangono positive grazie all’espansione delle capacità portuali e alle ambizioni di posizionarsi come hub di data center e telecomunicazioni subsahariani, sfruttando la concentrazione di cavi sottomarini che attraversano il Paese. Il turismo ecologico e le fonti di energia geotermica rappresentano ulteriori opportunità di sviluppo. Le sfide principali includono la dipendenza dagli aiuti internazionali, una base produttiva limitata, la vulnerabilità ai cambiamenti climatici e la necessità di rafforzare le istituzioni. Il sostegno della Commissione Europea, della Banca Mondiale e del FMI continua ad essere essenziale per finanziare i progetti di sviluppo delle infrastrutture di base.

 

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Giordania bandiera

Nonostante le instabilità dell’area circostante, negli ultimi tempi, la Giordania ha assistito ad una discreta crescita economica che, stando alle stime del Fondo Monetario Internazionale, sembra destinata a durare. Contribuiscono al trend positivo in particolare gli investimenti ed i prestiti internazionali provenienti dal Consiglio di Cooperazione del Golfo, dall’Unione Europea e dagli USA.

Negli ultimi anni, inoltre, la Giordania ha siglato numerosi accordi commerciali, che si sono rivelati fondamentali per il rilancio dell’economia, tra questi l’Accordo di Associazione Euro – Mediterraneo (EU-AA), l’accordo dell’Area Araba Allargata di Libero Scambio (GAFTA) e l’accordo di libero scambio con gli USA (FTA).

Il Paese, inoltre, sta finalizzando programmi ad hoc, atti a ridurre il debito pubblico e a promuovere lo sviluppo sostenibile. Il Jordanian Investment Board ha, inoltre, indicato alcuni settori considerati “ad alto potenziale per gli investimenti”: si tratta in particolare di sanità e prodotti farmaceutici, turismo, istruzione, ingegneria, trasporti e logistica, industrie agroalimentari ed estrattiva.  Grande impulso viene dato al settore privato mediante i programmi di partenariato pubblico privato (PPP) e la creazione di zone economiche che offrono molteplici vantaggi e benefici economici e fiscali.

 

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Iraq bandiera

A partire dal 2003 gli sforzi di ricostruzione del Paese si sono concentrati sulla liberalizzazione dell’economia nazionale, sullo sviluppo della libera concorrenza e sull’attrazione degli investimenti esteri. A tal fine, il Paese ha approvato significative riforme strutturali, che hanno contribuito al miglioramento delle condizioni economiche. Nel settembre 2013, inoltre, l’Iraq ha lanciato il secondo Piano di Sviluppo Nazionale (NDP), tuttora in corso di implementazione, grazie al quale circa 357 miliardi di dollari sono stati allocati per la ricostruzione del Paese, dando priorità al rafforzamento dei settori dell’industria, dell’energia, del turismo e dell’agricoltura, destinati a diventare i pilastri dell’economia irachena.

Il Piano dovrebbe altresì favorire la concessione di incentivi, garanzie ed esenzioni a beneficio degli investitori, anche stranieri. Questi ultimi, in particolare, hanno diritto all’esenzione da alcune tasse per un periodo di 10-15 anni, al rimpatrio degli investimenti e dei profitti che ne derivano e ad assumere lavoratori stranieri per lo sviluppo di progetti, oltre a una tassa sulla società pari al 15%.

 

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Kuwait bandiera

Il Kuwait è uno degli Stati economicamente più produttivi e liberali del Consiglio di Cooperazione del Golfo.  Negli ultimi cinque anni il Paese ha attuato una serie di misure atte a migliorare la cornice legislativa, tra le quali uno schema di privatizzazione, un piano di stabilità finanziaria e programmi di sviluppo economico. Sono ancora in fase di elaborazione altre riforme riguardanti, in particolare, il mercato dei capitali, le normative sul lavoro e leggi atte a migliorare il quadro normativo a favore delle imprese commerciali.

Alle suddette misure di miglioramento del quadro legislativo, si affiancano quelle introdotte per diversificare l’economia: il Paese è tuttora fortemente dipendente dall’industria petrolifera e ciò rappresenta la sfida principale cui si rivolge il piano di sviluppo 2015-2020, attualmente in corso di implementazione.

Al pari di altri Paesi arabi, anche il Kuwait ha lanciato la propria Vision (Vision 2035), che prevede la realizzazione di progetti per un totale di 116 miliardi di dollari. Tra gli obiettivi strategici del piano l’aumento del PIL, il rilancio del settore privato, il potenziamento del ruolo regionale del Paese, che si prefigge di divenire un importante hub finanziario e commerciale.

 

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Libano bandiera

Secondo le stime della Banca Mondiale, negli ultimi anni la crescita economica del Libano ha conosciuto qualche battuta d’arresto causata, perlopiù, dalla tensione politica interna e dal deterioramento delle condizioni di sicurezza dell’area, che hanno finito per avere un impatto negativo su investimenti, turismo ed esportazioni. Per rilanciare l’economia, il governo, sollecitato dal Fondo Monetario Internazionale, ha intrapreso una politica destinata a rinsaldare le finanze pubbliche, ridurre il peso del debito del Paese, potenziare le infrastrutture e migliorare il clima economico ed imprenditoriale.  A tal fine sono state adottate riforme strutturali che mirano a migliorare la competitività e potenziare le infrastrutture.

Nonostante i volumi degli scambi siano più contenuti rispetto ad altri Paesi arabi, le affinità con il mondo occidentale, anche in relazione ai sistemi industriali, la posizione strategica che lo rende un crocevia per gli scambi con il Medio Oriente, e il forte interesse per il brand italiano rendono il  Libano un mercato strategico per l’Italia.

 

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Libia bandiera

Malgrado la forte instabilità che la caratterizza, la Libia rimane un partner interessante per via delle abbondanti risorse e dei mezzi finanziari di cui dispone.

Molte delle sanzioni che colpivano il Paese sono state orami  eliminate e ci si attende che grandi progetti ed investimenti in ambito infrastrutturale riprendano allo stabilizzarsi della situazione politica. In quest’ottica, la Libia presenta dunque grandi opportunità di investimento, soprattutto nel settore delle costruzioni e nell’industria petrolifera, che ha già cominciato a dare importanti segnali di ripresa.

 

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Negli ultimi anni, la politica economica intrapresa dal Marocco, unita al potenziamento di strategie sociali e settoriali di sviluppo, hanno consentito al Paese di raggiungere una stabilità macroeconomica caratterizzata da bassi livelli di inflazione, un migliorato settore finanziario e continui progressi nello sviluppo dei settori dei servizi e dell’industria.

In linea con altri Paesi dell’area, anche il Marocco ha intrapreso un piano di sviluppo volto a ridurre la propria dipendenza energetica; esso mira a sfruttare la posizione strategica del Paese, potenziando in particolare il settore della logistica, e ad attrarre investimenti diretti esteri, atti a rilanciare il settore dell’industria e delle esportazioni.

Sul fronte degli accordi commerciali internazionali, sono in corso negoziati con l’Unione Europea per rafforzare le relazioni commerciali tra le parti, in vista di un futuro accordo di libero scambio, che elimini le barriere non tariffarie e semplifichi le procedure doganali.

 

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Mauritania bandiera

Lo sviluppo economico della Mauritania punta principalmente sui settori di agricoltura ed allevamento, in particolare pesca, lavorazione del pesce e produzione di olio. Particolarmente significativa è, inoltre, l’industria estrattiva; grazie alle ingenti risorse di cui dispone, il Paese è attualmente il secondo principale esportatore di ferro del continente africano.

Le importazioni riguardano invece i settori dei macchinari, dei prodotti petrolchimici, dei generi alimentari e dei beni di consumo.

Positive sono le prospettive di crescita dell’economia mauritana: grazie alla cooperazione con diverse istituzioni internazionali e alla realizzazione di vari progetti di sviluppo, il Paese sta intraprendendo la strada dello sviluppo sostenibile. Punto cruciale resta, tuttavia, il tema della crescita e dell’integrazione delle piccole e medie imprese, che svolgono un ruolo di primo piano nella diversificazione dell’economia e nella creazione di nuovi posti di lavoro.

 

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Oman bandiera

L’Oman ha da sempre promosso il settore privato, considerato il principale motore di crescita del Paese. La strategia di sviluppo del Sultanato si basa, quindi, sulla creazione di un’economia di mercato estremamente competitiva.

Come molti Paesi arabi, anche l’Oman sta attuando una politica di diversificazione dell’economia, che si concretizza nella cosiddetta “Vision 2020”. L’obiettivo è la riduzione della dipendenza del Paese dal petrolio, attraverso un impulso ancora maggiore al settore privato e, in particolare, l’espansione del settore del gas e la promozione del turismo.

Il piano quinquennale di sviluppo attualmente in corso (2016-2020) prevede, inoltre, investimenti per 106,5 miliardi di dollari e progetti per lo sviluppo di infrastrutture e trasporti.

 

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L’economia della Palestina è fortemente influenzata dal clima di incertezza politica che caratterizza il Paese e dipende in larga parte dagli aiuti stranieri.

Nel febbraio 2016, la Banca Mondiale ha approvato un investimento di 40 milioni di dollari a sostegno del piano di sviluppo palestinese, volto a ridurre il debito pubblico ed aumentare la trasparenza delle finanze pubbliche, al fine di migliorare il clima imprenditoriale ed attrarre investimenti.

Il settore privato è in crescita, nonostante necessiti di un maggiore impulso per riuscire a superare l’ostacolo della disoccupazione. Previsti anche progetti destinati al potenziamento delle infrastrutture di base ed alla promozione del commercio e delle attività economiche.

 

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Qatar bandiera

Negli ultimi dieci anni il Qatar è stato protagonista di una straordinaria crescita economica, sostenuta in larga misura dalle ingenti risorse di petrolio e gas naturale di cui il Paese dispone. Ciò ha portato all’attuazione di una strategia di investimenti in settori chiave quali la sanità, l’istruzione, il petrolchimico e il commercio. Le infrastrutture godono di un’attenzione particolare in linea con la domanda generata dai mondiali di calcio del 2022.

Supportato dalle stime positive del Fondo Monetario Internazionale sulla crescita del Paese, il Qatar rappresenta un ottimo mercato in cui investire. Settori estremamente promettenti in termini di opportunità commerciali e di investimenti sono considerati le costruzioni, i servizi finanziari, la ricerca e lo sviluppo, l’IT, il turismo ed il petrolchimico.

 

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Siria bandiera

L’economia siriana continua a deteriorarsi per effetto del conflitto che attanaglia il Paese ormai da sei anni. Il governo siriano ha cercato a fatica di fronteggiare gli effetti delle sanzioni internazionali, nonché gli ingenti danni infrastrutturali, la riduzione della domanda e della produzione interna, finanziamenti ridotti ed inflazione sempre crescente.

Prima del conflitto la Siria aveva cominciato ad adottare una serie di misure che andavano nella direzione di una parziale liberalizzazione dell’economia, ancora fortemente regolamentata.

 

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Somalia bandiera

Nonostante l’instabilità politica, la Somalia è riuscita a mantenere un’economia informale relativamente sana, sostenuta in larga misura dal commercio di bestiame, dalle telecomunicazioni e dalle rimesse di denaro.

I prodotti maggiormente esportati sono bestiame, pellame, pesce, carbone e banane; il Paese dispone anche di numerose risorse naturali, quali uranio, riserve di ferro grezzo, stagno, bauxite, rame, sale, gas naturale e qualche riserva di petrolio.

Il settore industriale resta ancora relativamente poco sviluppato, poiché ha risentito degli ultimi anni di crisi e di embargo. Al contrario, il settore dei servizi è in forte crescita.

Nel 2015, il Fondo Monetario Internazionale ha creato un Trust Fund di 9 milioni di dollari, volto ad incoraggiare lo sviluppo del Paese, attraverso il rilancio di istituti e politiche macroeconomiche in grado di dare impulso all’economia.

Malgrado le molteplici difficoltà associate alla situazione politica ed economica della Somalia, l’interesse per il Paese è certamente in crescita. Tra i settori di potenziale interesse per gli investitori stranieri vanno segnalati le infrastrutture, l’energia, le telecomunicazioni, l’immobiliare, la pesca, l’istruzione e la sanità.

 

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Sudan bandiera

La divisione del Sudan, seguita al referendum del 2011, ha posto al Paese una serie di sfide economiche e sociali che il Paese sta tuttora affrontando. Tuttavia, la perdita di circa il 75% delle riserve petrolifere a favore del Sud Sudan ha stimolato nel Paese l’introduzione di una politica di diversificazione, mirata in particolare allo sviluppo sostenibile.

Malgrado la divisione, le economie dei due Paesi  restano interdipendenti, ponendo così le basi per uno sviluppo economico prospero ed una convivenza pacifica. La fine del conflitto, inoltre, ha aperto la strada ad investimenti ed aiuti stranieri, necessari per lo sviluppo del Paese, e facilitati dall’adozione del Sudanese Investment Act, ratificato nel 2013.

Il Sudan ha inoltre intrapreso una pluralità di progetti ambiziosi per assicurare la sicurezza alimentare e lo sviluppo sostenibile al Paese. Settori di punta continuano ad essere il manifatturiero, l’industria estrattiva e l’agroalimentare.

 

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Tunisia bandiere

La vicinanza geografica, unita alla sempre maggiore integrazione nella regione euro-mediterranea rendono la Tunisia il partner commerciale ed economico ideale per l’Italia.

Negli ultimi anni il Paese ha conosciuto una crescita stabile che, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, sarebbe destinata a protrarsi anche nel 2017. Inoltre, sono previste una serie di riforme sia strutturali che legislative, tra le quali la modernizzazione delle dogane, una nuova legge sul partenariato pubblico privato ed il nuovo codice degli investimenti, destinate a dare ulteriore impulso all’economia del Paese, e a fargli riguadagnare la fiducia degli investitori internazionali.

Proprio al fine di rilanciare il Paese, il governo tunisino ha presentato, nel novembre 2016, un piano strategico di sviluppo quinquennale che prevede, tra le altre cose, una serie di progetti infrastrutturali e d’investimento, pubblici e privati, del valore di 60 miliardi di dollari; tali progetti sono considerati un punto fondamentale della politica tunisina, in quanto destinati allo sviluppo del Paese e alla riduzione della disoccupazione

 

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Yemen bandiera

Le prospettive dell’economia yemenita sono strettamente legate alla capacità che il Paese dimostrerà nel ritrovare la stabilità politica nel breve periodo e nel mettere a punto nuovi strumenti in grado di garantire una crescita economica nel medio-lungo periodo. Gli introiti derivanti dal settore petrolifero sono destinati a scomparire con l’atteso esaurimento delle riserve entro il 2021, con effetti attutiti, ma non del tutto compensati, da produzione ed esportazione di gas naturale liquefatto.

In questo contesto, sarà assolutamente prioritario per lo Yemen dare impulso al settore privato ed elaborare una strategia efficace per trovare soluzione al problema della disoccupazione, che attualmente affligge il Paese.

 

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